TransOxiana Express

3 maggio  – 15 maggio 2010, Mashhad (Iran) – (Turkmenistan) – Bukhara (Uzbekistan), km 850 polvere piu’, polvere meno

Dunque, la TransOxiana e’ il lungo e desertico territorio che si estende ad est del Mar Caspio e si incunea tra i fiumi Amu-Darya (l’antico Oxus) e Syr-Darya.

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Un luogo per larghi tratti inospitale, un luogo decisamente caldo!
Finita la lezioncina pedante per spiegare il titolo. Un titolo dovuto alla fretta ed agli sbuffi dei pedaltori perche’, il governo Turkmeno (come da programma) ci ha concesso la miseria di 5 giorni per poter attraversare il suo territorio, 500 km di deserto.
Lasciata Mashhad e comprati dei pantaloni nuovi per i’ Berna che li aveva lacerati tutti con l’incedere strusciante del suo culo, ci siamo diretti a Saraks, al confine turkmeno.
Un confine messo dietro l’angolo che, solo per le urla di qualche camionista, non abbiamo saltato.

Khoda Hafez Iran, Ciao Iran ed ancora grazie per quanto ci hai coccolato!

In frontiera, in Turkmenistan, capiamo subito che l’aria e’ mutata: un’atmosfera da complotto internazionale.
Ci fanno smontare le bici, fanno radiografie a ogni oggetto che possediamo.
Polizziotti dai denti d’oro si aprono in sorrisi terrificanti.

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Una volta entrati nel paese e superati i posti di blocco siamo pervasi dall’euforia della liberta’.
Si pedala cotti dal sole per una stradina tutta buche, aggrappata ad un deserto ribollente.
Si pedala con la fretta nei piedi e l’ansia in bocca, la paura di non riuscire ad arrivare in tempo.
Ad un posto di blocco un polizziotto ci offre il pranzo.

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Si barcolla tra i 40 gradi. Volevamo solo chiedere dell’acqua, entriamo nell’aia di una fattoria,ma non riusciamo a dire niente, Bayram, sguardo risoluto e mano decisa, ci rapisce nella sua casa, per sfamarci ed ospitarci nella notte.
Chiacchiere e tappeti, una doccia esagerata.
Marcella: ” Boh!! siamo sicuri che non sia un albergo?”

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Attraversiamo Mari tra bambini che si tuffano nelle fontane, paraboliche ovunque, statue di Nyazov ed edifici nuovi e giganteschi.

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Davvero il Turkmenistan appare come un paese improbabile….
Non esistono supermercati solo “negozi con le forbici in vetrina”.
Vialoni immensi pieni zeppi di bandierine, immagini di Nyazov (l’ex-presidente) ovunque.
La notte e’ fatta di tempesta e zanzare.

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Adesso inizia il deserto. Distese di dune sabbiose, insetti enormi e dromedari. Una sete pazzesca. Paesini spersi nel nulla.
Abbiamo cambiato pochi manat (soldi turkmeni) al confine, cosi’ ora siamo costretti a fare i pezzenti in Turkmenistan.

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Dormiamo dentro il garage di un benzianaio, il giorno dopo sara’ Hamed e la sua Yurta a salvarci con del miele e del pane regalati. Grazie Hamed!

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Un deserto da paranoia. A fine giornata nausea e traveggole. La bici sta in equilibrio da sola, altrimenti stranazzeremo a terra.

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Il confine non arriva mai, anzi sembra allontanarsi sempre di piu’. Ancora deserto. Non esistono le indicazioni stradali, cosi’ devi arrangiarti a chiedere a tutti, mescolando i linguaggi e aggiungendoci strampalati e disperati versi delle mani. Con la paura folle che ti mandino dalla parte sbagliata. Saremmo fottuti!

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Al confine con l’Uzbekistan arriviamo distrutti, minati nel fisico, con una fame da sbranarci i poliziotti (belli in carne) del confine, ma soprattutto con una sete, da scolarci quante piu’ coca-cola possibili. Si, avete capito bene!! cazzo!! coca-cola (Oh!! in viaggio si cambia!!) eheheheh….

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Ad Alat, paesino dopo il confine fa quasi buio che ancora non ci siamo decisi ad accampare.
Una stradina sterrata ci porta da Akhmet e la sua famiglia. Neanche nominare la tenda, ci portano in casa loro, offrono cay a ripetizione e dei ravioloni preparati sul momento, ripieni di verza.

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Una casa di campagna piena di tappeti e con il bagno fuori (un bagno molto ruspante). Una casa semplice, senza arredamento.
Hanno tutti i denti d’oro e le donne sono belle rotondotte. In Turkmenistan, invece, erano tutte pelle ed ossa.
Sono tranquilli e rilassati, vivono dei loro animali e dei frutti della terra.

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Il giorno dopo durante la pausa ombra e’ la volta di un’altra famiglia uzbeka che ci porta sotto il suo enorme gelso per il pranzo.
D’improvviso ci accorgiamo che siamo sulla via della seta: im una stanza umidissima allevano bachi da seta giganteschi che mangiano le foglie di gelso. Ci mostrano i bozzoli di seta. Emozione!

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Dopo pochi chilometri caldissimi avvistiamo le cupole blu di Bukhara la bella. Delle cupole smaltate di blu e turchese.
Il centro arriva subito, insieme al minareto Kalon, da farti venire il torcicollo, da quanto e’ alto.

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Ci fermiamo con le bici sotto la sua ombra a goderci l’emozione del momento, a goderci il riflesso delle cupole immerse nel sole scintillante.
Bukhara la bella…

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7 Commenti per "TransOxiana Express"

  1. paolo e silvia BRUX.
    15/05/2010 @ 20:19 | Permalink |

    senza fiato!

  2. M@RCELLO
    16/05/2010 @ 09:46 | Permalink |

    …che bello ragazzi, mi fate emozionare con i vostri incredibili racconti.
    Mitici !!!

  3. Webmaster
    16/05/2010 @ 11:42 | Permalink |

    Felice di sapervi ancora su i’ppezzo!!!! :) Tanta Coca-cola (????????!!!!!) al vostro ritorno x festeggiarvi!!!!!

  4. vera
    17/05/2010 @ 17:25 | Permalink |

    marciiiiiiiiiii
    mi fate davvero venire i brividi…..
    siete un mitooooooooooooo
    certo…..che bucio!!!!!!!!!!!!!!!
    un abbraccio fortissimo

  5. Pilutz
    18/05/2010 @ 19:45 | Permalink |

    Coca Cola???
    Altro che storie… quando tornate vi ci vole ma una cura a base di chianti, maremma! non vedo l’ora di tenervi ritti fino alle cinque d’i’mattino a raccontar le vostre storie di viaggio!
    A presto ragazzi! tenete duro!

  6. wwwwooowwwwww
    19/05/2010 @ 12:20 | Permalink |

    wowwwwwwwwwwww

    wolfpaindoza

  7. Ernesto
    20/05/2010 @ 09:40 | Permalink |

    Pazzi furiosi, ma……che meraviglia ciò che raccontate.
    Spingo idealmente, ma vorrei essere lì a farlo realmente, le vostre bici nei momenti di maggior difficoltà.

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