La Gran Becca

fine Agosto 2016

Monte Cervino (4476 metri)

Cresta del Leone (Via Normale Italiana)
IV-  AD+/D-

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Molti dubbi prima di partire, indecisioni. Leggende narranti di una Capanna Carrel stracolma, di notti passate sulla terrazza, stracolma di alpinisti.
Alla fine partiamo, tardi, nella notte, con tra i denti piccozze e ramponi.

Breuil-Cervina è immersa in un buio profondo, popolato di stelle.

La mattina un fuoristrada ci sconta i primi 800 metri fino al Rifugio Oriondè.
Quando partiamo, scarponi ai piedi, molti alpinisti di ritorno dalla vetta ci raccontano la fatica della scalata alla montagna.

La Capanna Carrel è raggiunta dopo primi tratti in conserva ed un canapone impegnativo.

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Troviamo un posto dove dormire, molti alpinisti, ma neanche troppi. Le condizioni della montagna appaiono perfette.
Durante il pomeriggio ci inventiamo un modo per scalare la via.
Per evocare il tramonto Philippe (alpinista delle cime) si mette a suonare il suo alpinistico pianoforte.

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Sveglia alle 4.00, centinaia di calzini puzzolenti e scarponi maleodoranti rotolano giù dalle brande di legno e dalla mansarda asfissiante. La corda della sveglia è presa d’assalto; nervosismo. Attacchiamo poco dopo “tutto il mondo” e sbagliamo quasi subito strada, tra sfasciumi. Le cordate si diluiscono lungo tutto il percorso. Già alla Gran Corda facciamo coppia fissa con Luca e Federico, fino in vetta.

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Una crestona facile, ma mai banale ci porta fin sotto alla testa del Cervino. rumore di elicotteri. Una tragedia consumata sopra le nostre teste.

 

Alla scala Jordan troviamo l’unico vero tappo ditutta la scalata, con persone che passano dappertutto.

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Poi via, tutto d’un fiato, fino alla croce che fu di Bonatti. Le lacrime cercano di rubare le parole alle emozioni. Con Fabio festeggiamo in vetta. Da lussù si vede tutto il mondo.

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Philippe, il pianista delle cime, arriva poco dopo per improvvisare il suo concerto per la pace. Salutiamo Luca e Federico che si tuffano sulla Svizzera e l’Hornli.

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La discesa è un lento massacro di stanchezza, di nervosismo, di corde che si impigliano, di scervellarsi per capire quale tecnica è meglio utilizzare.

Evitiamo il nebbione serale per un pelo, ma rimaniamo a dormire alla Capanna Carrel, oramai ci siamo affezzionati. Altri alpinisti, altre brevi amicizie.
E comunque fin quasi all’Oriondè la discesa non molla mai, tecnica e difficile, perseguita i nostri polpacci.

Finalmente al rifugio a 2800 metri: qualche birra ed un pranzo fatto di cibo vero ed ottimo.

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