Sass d’Ortiga

Lo spigolo ovest del Sass d’Ortiga (2634 mt.) via Kees – Wiessner era un nostro obiettivo già da almeno 5 anni.
Episodi vari ci hanno portato lontano da questa splendida parete.

Invece e finalmente un tardo pomeriggio di fine agosto parcheggiamo il nostro furgone diversi metri più in basso rispetto ai piedi della montagna. Con gli zaini stracolmi e la mente pensierosa ci alziamo rapidamente fin verso il bivacco Menegazzi (1737 mt.). Sfidiamo il buio, ma la luna ci fa strada in mezzo ai pascoli di alta montagna.

Passiamo una notte insonne, con la bandierona dell’Italia che sbatacchia davanti agli occhi di Marcella. Una notte titubante, piena di timori.

La mattina raccogliamo la nostra roba e ci dirigiamo verso la Forcella delle Mughe.  Lassù, in quel crocevia di dolomia, incontriamo già diversi rocciatori pronti ad appropriarsi della montagna per qualche ora. Molte guide alpine, tutti diretti sullo spigolo. Tra i loro clienti anche un signore francese ben oltre i 70 anni: “Chapeau!”.

Un breve tratto di ferrata e l’attacco della via.
L’inizio è facile, andiamo di fretta anche se un ingorgo di cordate ci si para davanti. Ognuno cerca di trovare delle soste dove recuperare il compagno, uomini aggrappati alla parete.

Al terzo tiro di corda monto su un terrazzino, poco sopra la sosta, all’improvviso la dolomia si sbriciola sotto i miei piedi. Rocce precipitano più in basso, attimi di terrore.

Poco più in su la via diventa splendida, magica, mai difficile, ma espostissima, si arrampica sopra un profilo, si danza in verticale, con leggerezza. Marcella piroetta allegra sulla roccia, come non l’avevo mai vista, pare spensierata. Un passaggio in discesa, per superare il masso incastrato e poi il muro tecnico di V+.

Qualche altro movimento e siamo in cima. Purtroppo le nuvole ci circondano, non si riesce a vedere assolutamente niente.

Facciamo festa, ma scendiamo quasi subito, in conserva, visto il terreno ripido. Ci rilassiamo del tutto una volta tornati alla Forcella delle Mughe. E sono baci e sono abbracci.

E si continua a scendere molto più in basso con gli occhi e la mente ancorati ancora a quel sassone di dolomia.

 

 

 

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