Olmo-express

Gorizia – Calalzo di Cadore, km 392

Si doveva partire sabato primo settembre, poi il tempo orrendo, pioggia, freddo e tanta incertezza. Rimandiamo sempre di più, giorno dopo giorno:  un viaggio alla deriva.
Alla fine mercoledì 5 settembre partiamo in mezzo ad una specie di nubifragio, fiduciosi che le previsioni del tempo non si sbaglino.

Gorizia (Italia) – Vrtojba/Sampeter (Slovenia), km 5

Il tempo di una pizza, smontiamo la macchina, ci vestiamo nuovamente da ciclisti (quanti ricordi!), ma stavolta non siamo solo in due, si è aggiunto un componente al team: “un nano”.

Due biciclette ed un carrellino, pesantissimo e stracolmo di giochi e pannoloni, le ruote della bici quasi si rifiutano di tirare, a mo’ di mulo, un tale carico. Anche la bici di Marcella è stracarica, a occhio sembrerebbe pesare più di quando abbiamo fatto il viaggio.
La prima tappa è un raccordo verso casa dei genitori di Primoz. Mentre passiamo il confine, che non esiste più, tra Italia e Slovenia, ci assale una botta di emozione e di ricordi. Il babbo di Primoz ci accoglie calorosamente e ci scorta a casa sua. La famiglia Bizjak è entusiasmante e piena di premure nei nostri confronti. Per cena ci cucinano cevapcici a volontà ed uno strudel strabiliante.

Nuova Goriza  – Kobarid (Slovenia), km 50

Il babbo di Primoz, in camper, ci fa evitare le strade più trafficate e ci conduce poco sopra Nuova Goriza. Pedaliamo immersi in boschi che, di tanto in tanto, lasciano spazio a prati immensi. La Slovenia è una terra magnifica, ancora poco cementificata, appartiene alla natura.

Per stradine invisibili piombiamo su Most na Soci (Ponte sull’Isonzo), dove l’incanto svanisce. Olmo, là dietro, sul suo carrellino-astronave, un poco sonnecchia, un poco gioca. Appena si può lo facciamo sgambettare, come a Tolmin dove gli troviamo un bel parchetto giochi.
In breve siamo a Kobarid, accolti da un magnifico campeggio che si affaccia sull’Isonzo, un fiume dagli occhi trasparenti, chiarissimi.

Nel campeggio, grazie ad Olmo, facciamo amicizia con tutte le persone che lo abitano.

In genere sono arrampicatori, appassionati di parapendio o canoa.

Kobarid (Slovenia) – Lago del Predil (Italia), km 46

Saliamo, saliamo sempre, in una giornata calda ed infinita. I primi 25 chilometri fino a Bovec sono lenti e quasi noiosi a parte una magnifica cascata. Dopo la pausa-pranzo iniziamo a fare sul serio, ad inerpicarci per il Passo del Predil, un’ impennata senza quasi tornanti. Marcella  è stanca, stracarica e bestemmia contro di me ogni giro di pedivella. Olmo dorme, neanche troppo, si lamenta ogni tanto. Fin dalle prime rampe veniamo assaliti da una infinita moltitudine di motociclisti, per lo più muniti di Harley Davidson che ci circondano, ci tolgono lo spazio e ci squassano le orecchie.
Siamo decisamente sfiniti, ogni metro di salita viene guadagnato tra sudore e lacrime di sforzo. Ad un certo punto mi giro sulla destra e vedo una specie di muro, una salita pazzesca. Penso: “No, non ce la posso fare” e dietro sento Marcella esultare. Stavolta mi assale un pensiero diverso: “Addio.. è impazzita di fatica!”
Invece la ragazza-mamma ha visto che la nostra strada devia sulla sinistra in leggera discesa. Quelle che avevo visto io erano le rampe per arrivare ai piedi del gigante del Mangart.

Sul passo del Predil grande festa! Olmo viene issato in aria molteplici volte quasi che la Fiorentina avesse vinto lo scudetto…
Poi la discesa di 4 km fino al lago e la prima accampata “free” del “nano”.

Lago del Predil (Italia) – Hermagor (Austria), km 77

Discesa comoda e meritata nella umida mattinata friulana.

Circondati da montagne giungiamo al paesino di Tarvisio dove scopriamo che in questi giorni c’è un motoraduno di Harley Davidson. Ecco il perché di tutto quel caos assordante. A Tarvisio imbocchiamo, finalmente, una comoda pista ciclabile che ci porta velocemente in Austria.
Un tunnel, qualche  giravolta e ci perdiamo. Capitiamo, come all’improvviso, dentro un bosco, in una strada completamente sterrata che, però, si allarga in una dolce vallata. Sembra di essere in paradiso. Olmo vede delle galline dal suo abitacolo e ci intima di fermarci. Un uomo spacca la legna. Ferma il suo sudore ed approccia qualche domanda. E’ austriaco, ma ha sposato una donna italiana. Fa vedere ad Olmo la sua macchina tagliaerba. Il “soldo di cacio” si esalta a guidarla, non  vorrebbe più venir via, come del resto noi, da quel posto fatato.

Invece dopo un bel po’ di tempo si ritorna a pedalare ed a perderci prima di imboccare la via del campeggio di Hermagor. Marcella fa qualche chilometro in più per comprare da mangiare, mentre gioco con Olmo che ribalta la tenda in ogni direzione, facendomi sussultare ogni volta.

Hermagor – Oberdrauburg (Austria), km 48

Pianura faticosa lungo il fiume Gail, in leggerissima salita fino a Kotschach-Mauthen, ricompensati da una sberla di carne fritta con patatine (il tipico cibo da ciclisti) e birra.

Un caldo da spavento ci accompagna sulla salita del passo Gail. Un uomo corre più forte delle nostre biciclette, pazzesco. La salita dura 7 km, poi perde peso ed inclinazione e in un attimo siamo all’economico campeggio (12 euro!!!) di Oberdrauburg.

Oberdrauburg – Sillian (Austria), km 65

Ecco la Drava! Che bella! Il fiume che, nei progetti iniziali dovevamo pedalare da cima a fondo. Poi ha prevalso la voglia sciagurata di montagna. Marcella scuote la testa e mi benedice a modo suo.
Pianura fino a Lienz, schiacciati tra la ferrovia, la statale e la Drava, il fiume, appunto. Qualche tratto bello di sterrato, poi in città perdiamo la bussola. Girovaghiamo a caso inseguendo qualsiasi fiume ci capita sottocchi.
Quando finalmente imbocchiamo la retta via inizia a piovere e Marcella ha un improvviso, feroce, pazzesco, vorace attacco di fame. Troviamo un ristorante mezzo chiuso (sono le 11.30 del mattino). Mi proietto dentro al ristorante dove vengo accolto da una fraulein sgarbata ed eccessivamente antipatica. Un donnone austrungarico privo di qualsiasi riguardo. Mi offendo, imbarco risentimento e me ne vado via, maledicendo il ristorante ed sui camerieri tutti. Una scena apocalittica, con Marcella che mi offende a sua volta, rincorsa dalla sua fame ed Olmo che urla a squarciagola (come solo lui sa fare!) perché non ne vuole sapere di rimotare un’altra volta, e così presto, dentro alla sua carrozza-astronave.
Per mia fortuna nel giro di pochi (ma psicologicamente molti) chilometri ci imbattiamo in una sorta di bar dove Marcella può placare la sua fame.
Risaliamo il corso della Drava, appesantiti, mentre tutti gli altri ciclisti filano via rapidi e leggeri, in direzione contraria alla nostra. Ci fanno un’invidia! Gente allegra con delle bici della domenica, quasi non  muovono quei pedali che si ritrovano per caso sotto i piedi. E noi a mulinellare fatica.

Molti animali lungo la strada. Soprattutto mucche, pecore e cavalli. Olmo impazzisce, si esprime in versi pirotecnici, impossibili da copiare per noi ex-nani oramai completamente ammaestrati.
Distrutti raggiungiamo Sillian poco prima della pioggia. Olmo inizia ad essere stanco del viaggio e dei continui spostamenti, mangia sempre pochissimo e quando ci fermiamo nei campeggi inizia a camminare in lungo ed in largo esplorando tutte le roulotte, tutti i camper, tutte le tende, toccando più  biciclette possibili, più ruote possibili, più pedali possibili e soprattutto più catene possibili.

Sillian (Austria) – Cortina (Italia), km 56

Pedaliamo allegri insieme ad una coppia americana, Elisa e Barry, superciclisti. Provengono da un viaggio di un mese in Europa.  Barry incanta Olmo con il suo orsacchiotto Bandit! In breve siamo a Dobbiaco. Abbiamo finito i soldi, ma non ci ricordiamo i nostri codici del bancomat, un bel grattacapo, poi risolto da rapidi esercizi di memoria. Olmo a pranzo fa il matto, poi Marcella ha l’intuizione giusta: dargli il latte (il suo adorato latte!) anche a pranzo e così il monello si tranquillizza per un po’.
Pedaliamo circondati dalle Dolomiti: il Cristallo, le Tre Cime, il Pelmo ed anche da numerosi laghi alpini. Uno spettacolo!

Protetti dalla ciclabile ci godiamo il panorama, anche se a volte il fondo stradale è un susseguirsi di sassi. Dopo svariati chilometri veniamo a capo del passo di Cimabanche e poi giù a perdifiato fino a Cortina dove dormiamo all’ombra del Pomagagnon.

Cortina – Calalzo di Cadore, km 45

A Cortina centro ci infiliamo in un bar troppo di lusso, così scappiamo via preferendogli l’altrettanto caro, ma decisamente meno lussuoso, bar della stazione. La discesca facilita il nostro compito.

Scendiamo un poco per la nuova ciclabile, molto lungo la statale, sfiniti dal viaggio, rincorsi dal brutto tempo che ci nasconde le Tofane , ma non le 5 torri.
Appena entriamo in stazione, a Calalzo, scoppia un temporale indecente, ma non importa, ormai siamo al riparo.
In treno Olmo percorre tutti i vagoni non so quante volte, avanti ed indietro, tocca qualsiasi cosa, ogni persona, non sta fermo un attimo, chissà da chi avrà preso?

 

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