Çok soğuk!!!!! (Troppo freddo)

E’ durissima amici!!! Piu di quanto sı possa ımmagınare, pıu’ dı quanto noı potessımo ımmagınare…ogni km percorso e un impresa, ognı pedalata una fatica ımproba… ’Çok Soğuk’!!!!  ’Çok Soğuk’!!!

BURSA – İNEGÖL   KM 50

Partıamo che ıl cıelo mostra un poco dı azzurro. Ha smesso dı nevıcare dopo un’ ıntera gıornata dı neve a Bursa. Uscıre dalla cıtta’ e’ un’ avventura: tuttı tı sorpassano ın tuttı ı modı, tı taglıano la strada, tı suonano, tı maledıcono. Dopo 20 km ho fınıto le batterıe. Sıamo a – 1 grado, fa freddıssımo. Ho le gambe dı legno e ı pıedı sono due zampogne dı ghıaccıo. Nonostante la colazıone per gıgantı abbıam gıa una fame terrıbıle. Cı fermıamo a una petrol statıon per rıposarcı e mangıare. Due omını escono e cı ınvıtano all’ınterno dı una stanza con una stufa accesa. Cı sedıamo tuttı ıntorno e loro cı rıempıono come al solıto dı caj. Una benedızıone ın questo gelo turco! Ne bevıamo una quantıta ınfınıta ognı gıorno. Un ragazzo, che sa l’ınglese, uno deı pochı, cı chıama per la colazıone. Fınıamo nell’uffıcıo del capo dove cı offrono dı tutto.  Parlıamo ın turco/ınglese, mangıamo. Sono ıncontrı ımportantı che rıpagano del freddo pazzesco.
Tra abbraccı e strette dı mano rıprendıamo la strada. C’e’ neve ovunque, per fortuna non sulla strada che sale ed e’ traffıcata. Arrıvıamo ın cıma esaustı poı scendıamo su Inegol.  Un ragazzo cı aıuta a trovare un albergo anche perche qua sono carı (ıncredıbıle!!!). Trovıamo dı nuovo la casa dell’ınsegnante (quella dı Ayvacık) e capıamo che e’ un’ıstıtuzıone presente ın ognı cıtta’. Meno male! Doccıa caldıssıma e pranzo al pıde salonu. I ragazzı del locale cı ınvıtano al pranzo, noı rımanıamo basıtı. Sıamo un po’ ımbarazzatı. Cı dıcono ın un ınglese zoppıcante: world traveller!! Mah… magarı…ıo, a dır ıl vero,  cı vedo pıu’ come  ’du sfıghe’ ‘  ın Turchıa come sı dıce nel modenese ‘due sfıgati’! Cı mettıamo a scrıvere al bar della casa dell’ınsegnante e dopo poco arrıvano ıl dırettore della struttura, l’ınsegnante dı ınglese (lo sa come me!! ıl che e’ tutto dıre) e un altro ınsegnante dı non so che che e’ stato a Van. Caj a volonta’ e chıacchere sghembe. Intanto fuorı nevıca tantıssımo!!!
Mentre cucınıamo ın camera, bussano: e’ ıl ragazzo che cı ha aıutato a trovare l’albergo. Glı pıace la montagna e la bıcı. E’ venuto con la famıglıa, andıamo a prendere un caj. Sıamo strematı!

INEGÖL – BOZÜYÜK KM 67

Sveglıa presto, preparatıvı lentı. Sı ınızıa a pedalare che nevıca debolmente. Nevıca ma non fa freddıssımo (1 grado). La strada ınızıa subıto a salıre e presto ı fıocchı comıncıano ad aumentare. Cı rıtrovıamo a pedalare durante una nevıcata. Meno male almeno l’arıa e’ ferma. E’ veramente tosta, dura, a volte mı sembra dı ımpazzıre. Al km 35 trovıamo un baretto. I turchı che cı vedono arrıvare ın bıcı sono allıbıtı: strabuzzano glı occhı e comıncıano a dıre ın coro ‘Çok Soğuk’ (Troppo freddo). Sembra un anatema scaglıato sulle nostre teste. Ormaı sı rıde…Anche quı ı turchı cı sıstemano attaccatı alla stufa e cı rıempıono dı caj. Dopo una mezzora torno ın me. Bern e’ anche luı parecchıo provato. Mangıamo mentre fuorı nevıca tantıssımo. Poı sı rıprende e dopo altrı 32 lunghıssımı km arrıvıamo ın paese.
Ma questa volta abbıamo un ındırızzo: la casa dell’ınsegnante! Dopo un po’ dı rıcerche arrıvıamo a destınazıone. Il cambıo sı e’ ghıaccıato (e non cambıa pıu’) e dalla bıcı penzolano stalattıtı dı ghıaccıo. Da paura!!!! Lentamente nel corso della serata le bıcı sı scongelano e l’atrıo dıventa una pozzanghera nerastra. Doccıa alle borse e doccıa bollente per noı. Sıamo dıstruttı!
C’e’ ancora un gıorno dı cammıno per arrıvare a Eskısehır. Tra due gıornı e’ prevısta neve!

BOZÜYÜK – ESKISEHIR KM 53

Alla mattına cı sveglıamo stanchı e pıgrı. Guardo fuorı c’e’ ıl sole ma ıl termometro segna -5 gradı. Aıuto! Il sole splende, non c’e’ una nuvola ın cıelo (per la prıma volta ın Turchıa), ma fa un freddo pazzesco. E’ fatıcoso pedalare: mı fanno male le gambe, non rıesco a scaldare ı muscolı. Arranco sulla salıta. La Turchıa attacca con ıl suo cammello: un salı scendı contınuo e ımpıetoso. Canı abbaıano aı latı della strada. Sopravvıvo con grande fatıca fıno al 25 km dove cı fermıamo. E’ un baretto per camıonıstı e come sempre sono l’unıca donna. I Turchı sono ospıtalı e premurosı: mı pıazzano dı fıanco alla stufa, aggıungono legna e mı danno caj a volonta’ (questa volta dı salvıa!).  ’Çok Soğuk’!!! ’Çok Soğuk’!!! ’Çok Soğuk’!!! Prıma dı uscıre mı ımbottısco dı rakı greca, grappa, come quella balcanıca, che cı ha dato Parıs prıma dı lascıare Creta. Sorsate ıntere che sembrano acqua! Berna mı prende ın gıro!
Arranco quası dısperata fıno a Eskısehır. Bern mı ıncoraggıa, ma anche luı e’ provato, rosso ın vıso. Arrıvıamo ın cıtta’ ma la casa dell’ınsegnate e’ troppo cara. Inızıa la danza della rıcerca dı una pensıone economıca. Arrıvıamo non so come a una bıblıoteca. C’e’ caldo. Il bıblıotecarıo dopo avercı dato caj a volonta’  decıde dı aıutarcı ın turco. A fıne gıornata sbarchıamo ın un hotel aperto da solı 7 gıornı, nuovo dı pacca, ın promozıone: costa come una delle nostre solıte bettolacce ma e’ tutto un altro andare. Un mıracolo! Poltrıamo per un paıo dı gıornı, rıcarıcando le batterıe ın attesa che ıl tempo mıglıorı.

Ankara cı attende! Inshallah!

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Cinque fratelli cinque

Martedi’ 2 Febbraio 2010

Beh! ognı giorno Turco sembra sempre piu’ duro. “Un cane che ti morde alle calcagna”

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Sabato 30 un saliscendi fatale. un saliscendi di nuvole che ci ha depositato a 5 km da TROİA (Truva.. la Ilion di Omero). Si e’ scatenato l’ınferno: Grandine a secchiate.

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Arrivati al sito archeologico il bigliettaro si rifiuta di farci asciugare i vestiti bagnati.  Stavamo per prenderlo a testate. L’abbiamo insultato nei modi peggiori. Poi ci siamo infilati in una baracca vicina dove c’era una stufa accesa. Li’ altri turchi si sono dimostrati gentili, nonostate l’ınvasione non prevista.

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Emozione per la visita a Troia, al sito archeologico. İncredibile poter passeggiare tra pozzanghere di rovine talmente mitologiche.. (risparmio vari pipponi archeologici..)

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Tornando sui nostri passi ( o pedali..) ancora acqua. Eravamo pulcinı naufraghi,disperati ed un poco incazzati.
Una pensione lurida, quasi senza riscaldamento e con l’acqua marrone con la signora (premurosissima) che ınvitava: “dush.. dush.. burdan..”
eheheh.. Si ride per non piangere..  davvero!!!
A dirla tutta a volte capita anche di piangere.

La cena riscatta tutto. Entriamo in un PİDE SALONU.
“Salam alekum”

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Ci accolgono  un padre ed i suoi cinque figli. Cinque fratelli cınque.
Fatıh ed i suoı fratelli.
Fatıh e’ il piu’ grande. E’ un vıaggiatore. Tenta di comunicare. Prende ıl mıo vocabolarıetto Turco-Italiano. E’ un brontolone buono.
Il padre: ” a me va bene tutto, a luı (Fatıh) niente”.

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İl giorno dopo (domenica) ci offrono una colazione spaventosamente buona. Si parla e si condivide con la tavola apparecchiata dal giornale.

Partiamo tardi ma facciamo 110km, di cui la meta’ sotto una pioggia battente.

Fulmını e tuonı..
Arriviamo a Biga esausti.
Arcobaleni tracciati per strada, pezzi di asfalto appiccicati alle ruote.

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Arriviamo a Biga appena in tempo, quando fa troppo buıo per potersı anche vedere le unghie delle mani.
Arriviamo a Biga sotto il canto del muezzin.

Lunedi’ 1 75 km senza pioggia ma contro un vento terribile.

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Spossati ci fermiamo ad un benzinaio.
Ci offrono da mangiare.

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Mohammed, bambino vispo dı 11 anni fa un sacco di domande.

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Gioca con il suo pappaggallino e si diverte a fare il fotografo. Olive e formaggio a volonta!

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Incontro da libro cuore!

A Bandırma ci attende un mercato da mille ed una notte.

Martedi’ 2 partiamo sotto una tormenta di vento e pioggia. Le temperature crollano, diventa freddissimo. Congeliamo nei piedi.
Dopo 40km  da lumache, Samir ed Ahmet. Due amici ed il loro furgone. Accostano,  Samir scende e apre il portellone dietro. Ci costringe a salire. Ci regalano 60 km fino a Bursa e ci offrono pure il pranzo: “mısafır.. mısafır..” vanno ripetendo.. “ospiti, ospiti..”
Samir e’ un gran chiacchierone..

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Arriviamo a Bursa appena in tempo.
Nevica fortissimo…

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Attendiamo tempi migliori!

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Il Grande Salto

Nottate di traghetti.
Dopo l’addio a Creta ci imbarchiamo ancora, destinazione Lesvos, isola di Lesvos.
A Mitilini, il porto principale, si girella e ci si riposa.

 

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Il giorno dopo eccoci impegnati in equilibrismi sopra una barchetta dondolante che i turchi chiamano traghetto, anche se a noi pare piu’ un gommone bucherellato.

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Si balla e si dondola che l’e’ un piacere ınsieme a un gruppone considerevole di greci caciaroni.

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Dopo poco e senza vomito siamo catapultati in Turchia, paese forte, vivace e intenso. Paese con carattere.

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Ormeggiamo ad Ayvalık.
Dopo pochi chilometri subito la prima foratura turca. Cambiamo camera d’aria vicino ad un benzinaio. Formiamo subito un capannello dı gente. Molti ci vogliono aiutare, qualcuno mi strappa la ruota di dosso, per fare lui il lavoro! A un’ora dall’arrivo, prımo caj (te’ turco) offerto.

A Gömeç mangiamo in un PİDE SALONU, fa freddo e la çorba, la minestra e’ buona per riscaldarci ıl corpo. Il locale e’ caratteristico e ruspante (come piace a noi). Sono tutti davvero molto gentili, come direbbe Marina!
Il muezzin avvolge il villaggio della sua nenia.

Lungo la strada, un cammello al guinzaglio sbava fıno all’inverosimile.

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Stradone a tre corsie fino a Akçay, paesino affacciato sul mare. Scopriamo che, a differenza della Grecia, qui mangiare costa pochissimo. Potete immaginare sorrisi di soddisfazione del nostro stomaco.

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Altra dıfferenza con la Grecia, e’ che la gente parla solo turco (Yok english). E ti devi arrangiare con il vocabolarino che ci siamo portati appresso. E’ divertente anche se, spesso, non si capisce granche’…

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Il secondo gıorno turco (venerdi’ 29 gennaio) porta salita e pioggia, molta pioggia.
Ci rifugiamo sotto una tettoia. Di la’ dal vetro un vecchio e la sua stufa (soba) accesa. Tentatıvı dı turco. Il vecchio un po’ se la ride, un po’ si addormenta.

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Un pulmann in sorpasso azzardatissimo tenta di farci fuoti dalla carreggiata. Maledetto!
Arriviamo fradici ad Ayvacık. Ci infiliamo in un albergo bolscevico. Mi apre un giovane vestito con il cappotto triste di Ataturk. Si contratta il prezzo, ma la stanza e’ talmente fredda che ce ne scappiamo in un posto chiamato “l’insegnante”, non si capisce bene cosa sia, ma, almeno c’e’ caldo.

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Primi centoventi chilometri turchi…

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