Notte bianca Modena 16 maggio 2015

CIAO A TUTTI!

 

SABATO 16 MAGGIO 2015
SAREMO PRESENTI IN PIAZZA DELLA MANIFATTURA (vicino alla ciminiera) PER PRESENTARE IL NOSTRO VIAGGIO!!!!

 

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Il nostro inverno…

Quest’inverno dopo un lungo allenamento estivo abbiamo corso la maratona di Firenze. Il 24 novembre al mattino c’era il sole ma le temperature erano piuttosto basse. Infreddoliti ad aspettare il via che è arrivato lento ma davvero emozionante. E’ stata lunga ma una gran bella avventura!

E poi per il resto della stagione ci siamo goduti le montagne selvagge e innevate. Pelli di foca e fatica in salita, veloci e liberi in discesa.

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Sass d’Ortiga

Lo spigolo ovest del Sass d’Ortiga (2634 mt.) via Kees – Wiessner era un nostro obiettivo già da almeno 5 anni.
Episodi vari ci hanno portato lontano da questa splendida parete.

Invece e finalmente un tardo pomeriggio di fine agosto parcheggiamo il nostro furgone diversi metri più in basso rispetto ai piedi della montagna. Con gli zaini stracolmi e la mente pensierosa ci alziamo rapidamente fin verso il bivacco Menegazzi (1737 mt.). Sfidiamo il buio, ma la luna ci fa strada in mezzo ai pascoli di alta montagna.

Passiamo una notte insonne, con la bandierona dell’Italia che sbatacchia davanti agli occhi di Marcella. Una notte titubante, piena di timori.

La mattina raccogliamo la nostra roba e ci dirigiamo verso la Forcella delle Mughe.  Lassù, in quel crocevia di dolomia, incontriamo già diversi rocciatori pronti ad appropriarsi della montagna per qualche ora. Molte guide alpine, tutti diretti sullo spigolo. Tra i loro clienti anche un signore francese ben oltre i 70 anni: “Chapeau!”.

Un breve tratto di ferrata e l’attacco della via.
L’inizio è facile, andiamo di fretta anche se un ingorgo di cordate ci si para davanti. Ognuno cerca di trovare delle soste dove recuperare il compagno, uomini aggrappati alla parete.

Al terzo tiro di corda monto su un terrazzino, poco sopra la sosta, all’improvviso la dolomia si sbriciola sotto i miei piedi. Rocce precipitano più in basso, attimi di terrore.

Poco più in su la via diventa splendida, magica, mai difficile, ma espostissima, si arrampica sopra un profilo, si danza in verticale, con leggerezza. Marcella piroetta allegra sulla roccia, come non l’avevo mai vista, pare spensierata. Un passaggio in discesa, per superare il masso incastrato e poi il muro tecnico di V+.

Qualche altro movimento e siamo in cima. Purtroppo le nuvole ci circondano, non si riesce a vedere assolutamente niente.

Facciamo festa, ma scendiamo quasi subito, in conserva, visto il terreno ripido. Ci rilassiamo del tutto una volta tornati alla Forcella delle Mughe. E sono baci e sono abbracci.

E si continua a scendere molto più in basso con gli occhi e la mente ancorati ancora a quel sassone di dolomia.

 

 

 

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Schwarzwald – Tedesconia by bike -

Kirchzarten – Hinterzarten – Titisee – Loffingen – Donaueschingen – Villingen – Rottweil – Fischbach – Sant Georgen – Schonwald – Furtwangen – Sant Margen – Sant Peter – Kirchzarten, km totali: 218.

Nei giorni centrali di Agosto, nel pieno del caldo torrido modenese, fuggiamo via nottetempo evitando code  e traslochi al sud.  Puntiamo fuggiaschi verso Nord, buchiamo la Svizzera attraverso l’infinita galleria del San Gottardo. La mattina di sabato 10 agosto giungiamo in Germania, a Friburgo.  E’ una mattinata di mercato, di festa, di musici per le strade. Ci sono backle (piccoli canali d’acqua)  ovunque. un tempo utilizzati come immediato deposito d’acqua contro gli incendi, oggi parco giochi improvvisati per bambini con la loro barchetta, backleboot, per l’appunto.

Mangiamo in Munster plaz un panozzo tutto wurstel e senape, lasciamo scorrazzare Olmo nei parchetti ricolmi di giochi e sabbia. Quassù in Tedesconia sembra tutto un altro mondo. Tanti bambini, tutti, rigorosamente, ospitati  dentro al loro carretto attaccato alla bici oppure usato come passeggino.

A Freiburg il nostro furgone non trova spazio, per ciò ci trasferimo nella vicina Kirchzarten, che diventerà la partenza del nostro giro ciclistico.

Partiamo equipaggiati come se dovessimo stare via degli anni. Sulla mia bicicletta ospito il seggiolino di Olmo e dietro il carrellino (stracolmo di pannolini).  Ci perdiamo subito e dopo pochi incasinati chilometri decidiamo di prendere il treno per saltare un pezzo di strada trafficato.

Pedaliamo tranquilli tra sterrate e boschi.  Ci sono miriadi di strade forestali che entrano tra le radici della foresta. L’obiettivo della mattinata è la mitica colazione in una backerai trovata lungo la strada: nutriamo la nostra golosità.  Cerchiamo di tenere un ritmo tranquillo, spesso ci fermiamo per fare “sgambettare” il piccoletto nei parchi giochi.
Il secondo momento fondamentale della giornata è il pranzo.  Sviluppiamo facoltà olfattive che non pensavamo di possedere, impegnati come siamo nel trovare la migliore carne fritta della zona. E allora si mangia a volontà, il tutto inaffiato da caraffe di birra.

Ovviamente riniziare a pedalare è delirante se non imbarazzante. Zizzaghiamo gonfi di cibo ed ubriachi con Olmo che russa a perdifiato, sdariato nel suo carrelino, completamente arreso alla volontà dei suoi genitori.

Le notti in tenda sono fredde e umide, da corso di sopravvivenza; rimaniamo immobili, avvinghiati ai nostri sacchi a peli troppo striminziti per affrontare il rigido (anche ad agosto) clima notturno tedesco. Sbattiamo i denti per il  freddo, ci copriamo con tutti i vestiti possibili ed immaginabili. L’unico che ronfa beato è Olmo che possiede un microclima tutto suo.


Al mattino è il primo che si alza in piedi, salterellando per la tenda; apre e chiude le zip in continuazione facendomi venire l’esaurimento nervoso.

Il giro in bicicletta lo inventiamo giorno per giorno, per il fatto che ci perdiamo se non sempre spesso. Scambiamo tranquille forestali per sentieri dove si passa solo a piedi ed allora, con gran fatica, si scende dalla bici e si spinge tutto l’ ingombrante carico.  L’ultimo giorno, a poco dal traguardo, ci incastriamo sopra una maledetta dorsale di una collina in mezzo a radici alte svariati metri. Sudati fradici e barcollanti siamo costretti a spingere in due la mia bici stracarica di Olmo. Poi, superato il tratto infimo di radici,  Marcella torna indietro a riprendere il suo velocipide abbandonato alla corteccia di qualche albero.

Ritorniamo al furgone, alla base che è quasi buio: siamo esausti. L’ultima notte, dopo cinque giorni passati a pedalare e campeggiare, la trascorriamo in birreria ad ubriacarci, mentre Olmo scorrazza felice tra la sabbia del parco giochi della birreria (geniali questi tedeschi!!).

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